Barcellona, il giorno dell'ultima corrida


BARCELLONA
– Una bolgia di «olé», di adrenalina, scintillio di spade, grida di «libertad, libertad», di sangue, sudore e macchie di terra sui «vestiti di luce» dei toreri in trionfo. L’ultima corrida di Barcellona ha avuto un addio degno della sua storia. Tutto esaurito all’arena Monumental, 20 mila paganti, 400 giornalisti. E un manipolo di animalisti festanti a brindare all’esterno la fine della «barbarie», della «insensata tortura». Dal 2012 scatta il divieto e quest’ultima sfida tra Uomini e Bestie che si è chiusa al tramonto di domenica dovrebbe essere l’ultima esibizione della stagione.

DIVIETO DAL 2012 - Almeno così vorrebbe la legge votata nel luglio del 2010 dal Parlamento autonomo della Catalogna. Niente più banderillas e matadores nel nome del rispetto della sofferenza degli animali e della modernità. «Abbiamo pensato ad un futuro migliore per le giovani generazioni» spiegò Arturo Mas, presidente della Generalitat della Catalogna. Taurini e anti taurini a confronto. Animalisti contro paladini della tradizione, dell’arte del toreo. «La corrida è una forma arcaica di sadismo collettivo». «È arte, l’eterna rappresentazione della sfida dell’uomo alla Natura selvaggia e alla morte». Per molti, però (fuori dal politically correct, quasi tutti) più che le sofferenze dei bovini ha pesato la volontà di Barcellona di differenziarsi dal resto della Spagna. Al grido «non siamo spagnoli», i catalani stanno scavando un solco sempre più profondo nel sistema scolastico, nella lingua, nei media, nella cultura. La corrida è solo uno dei tanti terreni di scontro.

UN'ARENA «AFRICANA»- La Monumental di Barcellona pare una delle arene africane battute da Russell Crowe nel Gladiatore. È un colosseo vivo con bandiere e archi moreschi. Sulla sua terra ocra, da quasi cento anni si combattono uomini e tori in una riedizione codificata dello scontro tra Teseo e il Minotauro o, come sostengono altri, in una versione più accettabile della lotta mortale tra schiavi o prigionieri al tempo dell’impero romano. Qui per la prima volta un’orchestra sottolineò con le note del Pasodoble un passaggio particolarmente riuscito tra toro e torero. Qui, tra scrosci di applausi e una pioggia di ventagli, il mitico Manolete uscì in trionfo decine di volte sulle spalle dei suoi aiutanti come un imperatore antico. Da anni però, gli spalti dell’arena non riescono più a riempirsi. Nei locali taurini attorno alla Monumental latitano gli aficionados. Baristi cinesi servono birre e tapas sotto scenografie da toreo che sanno di plastica. La raccolta di mezzo milione di firme promossa dal Partito popolare per cancellare la legge abolizionista del 2010 stenta ad avere successo e tanto che, in virtù del ruolo «centralista» del partito, i leader popolari catalani stanno contemporaneamente tentando un ricorso sulla costituzionalità del divieto.

PRO E CONTRO - «La mia opinione – spiega sereno al Corriere lo scrittore catalano Ignacio Martinez de Pison - è che non si sarebbe dovuto vietare qualcosa che da sé non poteva sopravvivere a lungo. L'affezione catalana per i tori è oggi molto indebolita». Un oggi che dura da tanto a leggere Ernest Hemingway nel suo saggio, Morte nel pomeriggio, scritto negli anni 30 del secolo scorso: «La corrida è fuori posto» a Barcellona perché la città è «troppo ricca» per aver il tempo di meditare sulla morte. La pensano diversamente i difensori della corrida. Per loro è tutta colpa della pressione politica della smania di indipendentismo che continua a guadagnare terreno tra i catalani. Gli agenti taurini avrebbero proposto alla plaza de Toros di Barcellona spettacoli deboli con pochi nomi di richiamo. Anno dopo anno sarebbero così riusciti, è la tesi cospirazionista, «a disabituare il pubblico proprio per arrivare a un giorno come questo» In cambio, l’ha scritto Ignacio Camacho su Abc di domenica (ed è il mormorio dominante tra le arcate della Monumental) allevatori e agenti avrebbero ricevuto ricche sovvenzioni dal governo regionale per riconvertire il proprio business. Mezzo miliardo solo per il proprietario della Monumental. «Cifre molto più alte di quelle che ragionevolmente potevano aspettarsi di guadagnare» con tori e matador.

MA OGGI È TUTTO ESAURITO - La dimostrazione? Il tutto esaurito di oggi quando in cartellone sono proposti tre toreri importanti e tra loro, soprattutto, José Tomas, il nuovo mito delle arene. Con lui i critici taurini stanno esaurendo il repertorio degli aggettivi: «Il suo toreare è antimateria, meditazione, levitazione. Tomas un imperatore» (El Mundo, 9 agosto). Il suo ritorno sulla terra delle arene, dopo un’incornata che l’ha quasi ucciso, ha portato ad una crescita dell’80 per cento negli abbonamenti delle principali piazze taurine. José Tomas è un torero anticonformista, enigmatico. Non vuole musica e si oppone alle telecamere nelle sue corride. Ma soprattutto è coraggiosissimo ed elegante, ha dato nuovo lustro allo stile «vertical» di Juan Belmonte, con il torero immobile e impassibile al passaggio delle corna a pochi centimetri. Tomas «balla con i tori« nel terzo atto della tragedia codificata che è la corrida. Non si vedeva farlo così bene da anni. È un torero che «rispetta i tori» (per come è possibile in una mattanza) e non disdegna l’«indulto», il regalo della vita, ad animali particolarmente valorosi.

«UN DIBATTITO NOIOSO» - L’attacco alle corride ha suscitato reazioni sotterranee, carbonare, come se il disaccordo nazionale con la Catalogna sia un tabù troppo esplosivo da svelare con chiarezza. Il settimanale femminile di El Pais ha vestito da torera l’attrice Sarah Jessica Parker e Fernando Verdasco (compagno di doppio di Rafael Nadal in coppa Davis) ha festeggiato l’ingresso in finale con una giubba più adatta alle arene che ai campi da tennis. «Mi annoia questo dibattito tra chi sostiene che la tauromachia sia l’espressione dell’animo spagnolo e chi la liquida come sadismo collettivo» dice al Corriere il grande filosofo e scrittore Fernando Savater. «Il punto qui è nel nostro rapporto con la Natura, la nostra attitudine morale nei confronti degli animali, le sue ripercussioni etiche. Tutti argomenti che hanno brillato per la loro assenza nel dibattito» sull’abolizione delle corride di Barcellona. Savater ha cercato di colmare il vuoto con un suo libello, Tauretica, in cui ricorda i milioni di animali mandati al macello per alimentarci rispetto alle decine immolati nelle arene. «È innegabile che la civiltà umana si basa sul maltrattamento degli animali». Un uomo all’arma bianca contro un toro selvaggio da mezza tonnellata. Spettacolo selvaggio o sublime. In ogni caso adrenalina e sangue a fiumi. Sarà l’ultima volta almeno nella Monumental di Barcellona. Forse.

Andrea Nicastro
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Perù: niente più animali selvatici nei circhi


Una vittoria della campagna di ADI "Stop alla sofferenza nei circhi".

Il 21 luglio il Presidente del Perù, Alan Garcia, ha approvato la legge per mettere fine all'uso di animali selvatici nei circhi, in seguito a una investigazione sulla sofferenza degli animali nei circhi e a una lunga campagna portata avanti da Animal Defenders International (ADI) e da associazioni locali.

Con questo divieto, il Perù è la seconda nazione del Sud America a fare un passo a livello nazionale contro la sofferenza degli animali nei circhi, dopo il divieto già approvato in Bolivia.

Altre nazioni in cui è in esame una legislazione dello stesso genere sono il Regno Unito, il Brasile, l'Ecuador e la Colombia.

Il direttore esecutivo di ADI, Jan Creamer, ha dichiarato: "Siamo felici di questo risultato e plaudiamo a questa mossa coraggiosa del Presidente Garcia e del Congresso del Perù. Con il divieto già attivo in Bolivia e la discussione in corso in Brasile, Ecuador e Colombia, non c'è dubbio che il Sud America sia all'avanguardia nel mondo su questo tema".

"Il Perù ha esaminato le prove, le investigazioni segrete, i report scientifici, e ha visto la sofferenza cui gli animali sono sottoposti. Il popolo peruviano è stato irremovibile nel suo sostegno al divieto, e sia il Presidente che il Congresso l'hanno ascoltato".

I deputati Alexander Rebaza e Jose Urquizo hanno presentato il progetto di legge e l'hanno sostenuto lungo tutto l'iter legislativo. Urquizo invita i parlamentari di tutte le nazioni a seguire l'esempio del Perù e vietare gli animali nei circhi, ponendo fine alla loro sofferenza, e dichiara: "questo farà di noi una società più moderna e civilizzata".

Le investigazioni di ADI mostrano la terribile sofferenza degli animali nei circhi: leoni frustati e picchiati, scimmie, orsi e altri animali tenuti in condizioni pietose e orribili.

Jan ha affermato: "ADI continuerà il suo lavoro col Governo del Perù per preparare la regolamentazione attuativa della legge".

Nel febbraio 2011 ADI ha completato un'operazione in collaborazione con le autorità boliviane per lo spostamento di tutti gli animali dei circhi boliviani. Sono stati spostati in rifugi negli USA 29 leoni.


Fonte: AgireOra

Fonte: ADI, Peru has banned wild animals in circuses

Mozione contro i circhi con animali approvata nel Regno Unito



Il bando all'uso di animali selvatici è giunto al penultimo passo, ora tocca al governo metterlo in atto.

Il 23 giugno sera, nel Regno Unito è stata ottenuta una storica vittoria a favore degli animali nei circhi: i 50 deputati della Camera dei Comuni britannica che hanno partecipato al dibattito su una mozione relativa al divieto di uso degli animali selvatici nei circhi, hanno votato unanimemente a favore del divieto (che dovrebbe partire dal 1 luglio 2012).

Ora il governo britannico sarà costretto a porre in atto tale divieto: anche se, in generale, le risoluzioni del Parlamento non sono vincolanti per il governo, in questo caso, data la storia di questa vicenda, il governo sarà costretto ad ascoltare i deputati (e i suoi cittadini) per non perdere la faccia.

Ma esaminiamo un po' "tutta la storia", e vediamo quanto il governo ci tenesse a far usare gli animali ai circensi, fino a che punto sia arrivato per tentare di ottenere questo, e come, alla fine, abbia perso clamorosamente.

Da anni varie associazioni britanniche, e in particolare Animal Defenders International (ADI), si stanno impegnando per sensibilizzare cittadini e politici sulla sofferenza degli animali nei circhi e per ottenere il bando all'utilizzo di animali negli spettcoli circensi.

A maggio 2011 ADI ha rilasciato i risultati del suo sondaggio on-line, condotto da YouGov, che chiedeva a un pubblico imparziale di cittadini sopra i 18 anni se avrebbero approvato un divieto agli animali nei circhi. Il 72% ha risposto che avrebbe sostenuto il bando, e solo l'8% era contrario.

Un altro sondaggio condotto tra i deputati aveva mostrato che il 63% di loro avrebbe visto con favore tale bando, mentre solo il 14% sarebbe stato contrario.

Data la situazione, il governo aveva inizialmente acconsentito a porre in atto un bando sull'uso di animali selvatici nei circhi, ma il Dipartimento dell'Ambiente, Alimentazione e Affari Rurali venne costretto a ritornare sulla sua decisione dopo le pressioni di David Cameron, il Primo Ministro inglese, appassionato cacciatore. Al posto del bando venne dunque proposto un sistema di licenze, che però avrebbe lasciato la situazione sostanzialmente immutata, perché a tutti i circhi con animali sarebbe stata concessa la licenza richiesta.

Per giustificare questo blocco di un divieto così voluto da molti cittadini, il ministro per Benessere Animale, Jim Paice, aveva sostenuto che tale divieto non sarebbe stato in linea con le direttive europee e che infatti esisteva una causa in corso dell'UE contro l'Austria proprio per questo motivo (l'Austria ha da anni bandito gli animali nei circhi). Ma si venne poi a sapere che questa causa non esisteva affatto. Allora il governo iniziò a sostenere che il divieto di uso di animali avrebbe violato la legge sui diritti umani!

Intanto però il pubblico continuava a fare pressione: di recente, oltre 32.000 persone hanno firmato una petizione on-line promossa dal quotidiano "The Independent" ed è stato organizzato un massiccio invio di email, ma anche fax e telefonate, ai deputati.

Tre deputati decisero dunque di proporre una mozione al governo su questo tema, chiedendo che il divieto venisse messo in atto, senza scuse di alcun genere; la discussione della mozione si è tenuta appunto il 23 giugno, ma la cosa eclatante è che durante il dibattito, il relatore, Mark Pritchard (uno dei tre poponenti la mozione) ha raccontato come, la settimana prima della discussione, sia stato contattato dall'ufficio del Primo Ministro, che prima voleva corromperlo e alla fine l'ha minacciato di ritorsioni, se non avesse ritirato la mozione.

Pritchard teneva molto a questa mozione, quindi ha rifiutato i favori offertigli e non si è piegato alle minacce, anzi, ha raccontato tutto questo pubblicamente davanti agli altri deputati durante la discussione alla Camera dei Comuni.

Ha spiegato come prima gli fosse stato offerto un lavoro all'interno del governo e come, dopo il suo rifiuto, sia stato chiamato al telefono e gli sia stato detto che, se non avesse ritirato la mozione, il Primo Ministro (che è del suo stesso partito) avrebbe considerato questa mossa "in modo davvero negativo".

Prima dell'inizio della discussione, i deputati del partito di governo (Conservatori) erano stati avvisati che su questo tema non vi sarebbe stato un voto "secondo coscienza", ma avrebbero dovuto seguire la direttiva di partito e votare contro.

Però, man mano che la discussione procedeva, con tutti i deputati che ascoltavano attoniti la vicenda delle promesse e della minacce a Pritchard, il governo si è reso conto che avrebbe perso comunque, e quindi ha lasciato libertà di voto, per non perdere la faccia. E la mozione è stata approvata.

A questo punto, il governo non può fare altro che metterla in atto.

Jan Creamer, direttore esecutivo di ADI, ha dichiarato: "Il pubblico chiede un bando, le associazioni animaliste chiedono un bando e ora anche i politici hanno reso ben chiaro che richiedono un bando. Un bando è quindi nell'interesse pubblico e il governo deve procedere a metterlo in atto senza ulteriori ritardi".

Pare dunque che stavolta il bando si possa davvero ottenere, ma viene da chiedersi: perché mai in una questione decisamente marginale per un governo (anche se importantissima per gli animalisti), il Primo Ministro si è dato così tanto da fare per affossare questa normativa, fino ad arrivare a rendersi ridicolo?

Fonti:

The Independent, Victory in the campaign to ban circus animals, 24 giugno 2011

Animal Defenders International - ADI, Parliament votes for animal circuses ban, 23 giugno 2011

Vivisezione: tempi duri per il trasporto di cavie


Potrebbero complicarsi non poco, in Inghilterra, le possibilità di continuare a trasportare animali per la vivisezione. Dopo la mancata disponibilità di alcune compagnie aeree e delle ditte che si occupano delle operazioni di carico presso lo scalo aereo di Liverpool, i trasferimenti di beagle ed altri animali per i laboratori della sperimentazione, si erano indirizzati al trasporto gommato.

Il porto di partenza era Dover (vedi articolo GeaPress), dove ora, però, l’unica grande ditta adibita alle manovre portuali, ha accolto le proteste fatte piovere con migliaia di mail dagli animalisti inglesi.

La George Hammond Plc, ovvero la ditta che opera a Dover, ha dichiarato di accogliere le richieste e per tale motivo NAVA (National Anti-Vivisection Alliance) ha comunicato di sospendere l’invio delle mail.

In Inghilterra, oltre ai produttori locali, sono presenti due grosse multinazionali americane. La Marshall, proprietaria anche dell’italiana Green Hill a Montichiari (BS) e la Harlan, che in Italia ha tre localizzazioni. La prima produce animali sia come cavie che come pets. In quest’ultimo settore, specializzato sui furetti, produce anche prodotti per il mantenimento. La Harlan, invece, ha una decisa specializzazione verso l’allevamento di ratti e topi, ma in Gran Bretagna, alleva anche cani beagle.

Fonte: GeaPress