
| L’APAS ha sottoscritto il nuovo Manifesto per i diritti degli animali Il Manifesto è stato sviluppato dalla Glea,
Gruppo di lavoro per l’etica aspecista (riconoscimento di pari
diritti a tutti gli animali indipendentemente dalla specie di appartenenza),
con il coordinamento del Movimento antispecista di cui fanno parte gli
accademici Carlo Consiglio, Bruno Fedi, Margherita Hack, Valerio Pocar,
e altri, a loro volta sottoscrittori del manifesto insieme al noto filosofo
americano Tom Reagan, autore del libro “I diritti degli animali”.
La stesura di questo documento nasce dall’esigenza di superare
la dichiarazione dei diritti degli animali del 1978 quale documento
base per le istanze animaliste, per giungere al pieno ed effettivo riconoscimento
della pari dignità di vita di tutti gli animali. Il manifesto
dichiara finalmente l’appartenenza di tutti gli animali umani
e non-umani alla categoria degli esseri senzienti capaci di soffrire
fisicamente e psicologicamente, di provare gioia e tristezza, di pensare,
di ricordare e volere, come qualsiasi altro essere vivente cosciente
di sé -seppur a livelli diversi, come tra gli umani-, attribuendo
loro pari diritti nell’ambito delle effettive esigenze della specie
di appartenenza. L’obiettivo è quello di far presente alle
forze politiche e legislative i principi etici ai quali, i proponenti
e sottoscrittori del documento, desiderano che la legislazione venga
allineata, forti anche del cambiamento in corso nella morale comune
sempre più sensibile alle istanze animaliste.
1) Gli animali umani e non-umani -in quanto esseri senzienti, ossia coscienti e sensibili- hanno uguali diritti alla vita, alla libertà, al rispetto, al benessere, ed alla non discriminazione nell’ambito delle esigenze della specie di appartenenza. 2) Nei confronti delle altre specie gli umani, come tutti gli esseri senzienti ai quali venga riconosciuta la potenzialità di “agente morale” sono tenuti a rispettare i suddetti diritti, rinunciando ad ogni ideologia antropocentrica e specista. 3) Nel quadro di tale rapporto, eventuali alimenti o prodotti che debbano derivare dalle altre specie vanno ottenuti senza causare morte, sofferenze, alterazioni biologiche, o pregiudizio delle esigenze etologiche. Ove possibile, essi vanno comunque sostituiti con sostanze di origine vegetale o inorganica. 4) Uccidere o far soffrire individui delle altre specie (ad esempio sottoponendoli a lavori coatti, usandoli per attività, spettacoli o manifestazioni violente, o allevandoli e custodendoli in modo innaturale), ovvero sperimentare su individui sani e/o nell’interesse di altre specie o altri individui, causare loro danni fisici o psicologici, detenere specie naturalmente autonome o danneggiare il loro habitat naturale, o eccedere in legittima difesa, è una violazione dei suddetti diritti, e va considerata un crimine. 5) La ricerca scientifica va sottoposta a severi controlli per assicurarne l’aderenza ai suddetti principi. Il principio di precauzione deve essere rispettato anche nei confronti delle altre specie. |
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