San Marino ha detto "no" alla vivisezione

Il 20 settembre 2007 il Parlamento della Repubblica di San Marino ha approvato la Legge che vieta la sperimentazione animale.
Disposizioni sul divieto di sperimentazione animale nella Repubblica di San Marino
Intervista al Presidente dell'APAS
Abbiamo chiesto ad Emanuela Stolfi, presidente dell’Associazione Sammarinese Protezione Animali come è nata l’idea di una normativa che vietasse a San Marino la sperimentazione sugli animali.
Diversi sono stati in questo ventennio gli obiettivi raggiunti dall’Associazione, per citarne alcuni, la legge a prevenzione del randagismo, la realizzazione di un Rifugio per gli animali abbandonati, la legge contro il maltrattamento degli animali, una maggior tutela della fauna selvatica. Per completare questo quadro normativo ci è sembrato opportuno presentare una legge che prevedesse il divieto di fare esperimenti sugli animali.
Ci sono stati ostacoli durante l’iter legislativo della Proposta di legge?
Direi proprio di no, anzi, abbiamo riscontrato sostegno da parte dei cittadini, lo dimostrano le numerose firme raccolte, e da parte delle Istituzioni stesse, poiché, sia nel passaggio in Commissione, che in Consiglio Grande e Generale, la condivisione e l’interesse sono stati notevoli, addirittura aldilà della nostre aspettative. Quindi, con nostra grande soddisfazione il 20 Settembre scorso la Repubblica di San Marino ha detto no alla sperimentazione sugli animali, approvando la legge 3 Ottobre 2007 n° 108 “Disposizioni sul divieto di sperimentazione animale nella Repubblica di San Marino”.
Quali sono comunemente gli ambiti in cui sono impiegati gli animali nella sperimentazione?
I campi dove sono impiegati gli animali sono molteplici: farmacologia (59 per cento), studio delle malattie, test sui cosmetici, esperimenti di psicologia, test bellici o didattici. Gli esperimenti di tossicologia (75 per cento del totale) sono “trasversali” a queste categorie, perché riguardano il campo farmacologico, medico, cosmetico, eccetera. Sono effettuati per il 60 per cento nelle industrie e nei laboratori privati, per il 33 per cento nelle università e nelle scuole di medicina, e per il 7 per cento nei laboratori pubblici e nei dipartimenti governativi. Di tutti gli esperimenti, il 63 per cento viene compiuto senza anestesia, il 22 per cento con anestesia solo parziale. Gli animali utilizzati (che sono devocalizzati, avvelenati, ustionati, accecati, affamati, mutilati, congelati, decerebrati, sottoposti a ripetute scariche elettriche attraverso elettrodi conficcati nel cervello, infettati con virus o batteri, eccetera) sono in tutto il mondo centinaia di milioni ogni anno, ma la cifra potrebbe crescere molto di più se si continuasse ad usare questo metodo di ricerca.
Per gran parte della comunità scientifica la pratica della vivisezione è utile, cosa ne pensa invece il movimento antisperimentazione animale che fa sentire sempre più insistentemente la sua voce?
Che la vivisezione non sia di nessuna utilità, infatti, è ben noto che la sperimentazione sugli animali non è l'alternativa a quella umana, ma l'anticamera. Per legge bisogna sperimentare anche sugli esseri umani per ottenere la commercializzazione di un nuovo farmaco. Se la sperimentazione sugli animali fosse efficace perché imporre anche quella sugli esseri umani?
Da un punto di vista scientifico la vivisezione si basa paradossalmente su un presupposto errato, cioè che i dati ottenuti sperimentando su di una specie possano essere utilizzati come base per valutazioni su specie differenti. È ormai un dato di fatto che questa estrapolazione non è possibile, perché le specie animali sono differenti dagli esseri umani, come pure tra loro: nella genetica, nel metabolismo, nell’anatomia, nella fisiologia, nell’immunologia.
Così i produttori di farmaci in un’ottica di profitto commercializzano migliaia di farmaci che, una volta in commercio, si rivelano spesso inutili e talvolta dannosi. Esistono circa 200.000 specialità farmaceutiche in commercio nel mondo, mentre quelle ritenute utili dall’OMS, sono soltanto 300- 400.
Per quale ragione, allora, si continua a sperimentare ancora sugli animali, nonostante le atroci sofferenze loro imposte?
Si fa in grande parte per favorire le carriere universitarie, essendo gli esperimenti sugli animali (non importa se già effettuati molte volte) la via più facile e veloce. Inoltre, la vivisezione costituisce per le industrie una sicura tutela giuridica per ogni eventuale contenzioso. Vi sono poi gli interessi legati al commercio di animali e, infine, come hanno riconosciuto Barnard e Kaufman (Scientific American, febbraio 1997), la consapevolezza che, utilizzando differenti tipi di animali in differenti protocolli, gli sperimentatori possono trovare prove a sostegno di qualunque teoria: per esempio, si sono utilizzati esperimenti sugli animali sia per provare sia per negare il ruolo cancerogeno del fumo.
Quali metodi sostitutivi sono eventualmente disponibili per i ricercatori che non accettano la vivisezione oltre che per motivi etici anche per la sua inattendibilità?
I ricercatori che abbiano a cuore la vera ricerca scientifica e non la propria carriera, hanno a disposizione metodi migliori dei test sugli animali: la ricerca clinica, la statistica e l’epidemiologia, lo studio diretto dei pazienti, i moderni strumenti di analisi non invasivi, le biopsie, le colture cellulari, tissutali e d’organo, la simulazione mediante computer, fino a giungere alle tecniche più recenti ed innovative come la tossicogenomica, che valuta la tossicità di una sostanza osservando il comportamento dei geni all’interno di cellule umane messe a contatto con essa.
Quale riscontro ha avuto fuori dai confini la scelta della Repubblica di San Marino di dotarsi di una legge antivivisezione?
E’ stata accolta con entusiasmo, da parte dei vari movimenti animalisti, ma anche da parte di esponenti della comunità scientifica antivivisezionista. Dal momento della sua pubblicazione sono giunte all’APAS e alle Istituzioni sammarinesi entusiastici messaggi che plaudono alla scelta di grande civiltà effettuata dal nostro Parlamento. La speranza è che altri paesi, prima di tutto la vicina l’Italia, possano prendere esempio da San Marino.














