Greenpeace porta cetaceo di 15 metri in P.zza di Spagna

balene_home.jpgSan Marino, 21 Giugno 2010 - Greenpeace protesta sulla scalinata di Piazza di Spagna, nel cuore di Roma, esponendo una balena gigante di 15 metri con uno striscione che recita: «Le balene non sono in vendita». Il blitz degli ambientalisti arriva il giorno dell'apertura della 62sima riunione della Commissione baleniera internazionale (Iwc), che inizia oggi ad Agadir in Marocco. CORRUZIONE - «Con la promessa di soldi e la metodica corruzione - spiegano gli attivisti di Greenpeace - i Paesi balenieri stanno cercando di raggiungere la maggioranza mentre si è veramente a un passo dalla riapertura della caccia commerciale alle balene che potrebbe compromettere la moratoria in vigore da ben 24 anni». L'Italia, aggiunge Greenpeace, è complice dei killer di balene a causa del suo silenzio.

«Il nostro Paese tace - dicono gli attivisti italiani dell'associazione ambientalista - sulla compravendita di voti nella Commissione baleniera che minacciai grandi cetacei». Pur sottolineando che «apprezziamo la posizione dell'Italia fortemente contraria alla caccia baleniera - afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace - questo non basta per salvarle. È necessario che tutti i Paesi contrari alla caccia alle balene denuncino la compravendita dei voti all'Iwc e impediscano a pochi Paesi di pagarsi il diritto di cacciare le balene».

LETTERA AI MINISTRI - Greenpeace riferisce quindi di avere inviato «in tal senso» il 14 giugno scorso una lettera ai ministri dell'ambiente e delle politiche agricole. In merito alla presunta compravendita dei voti, Greenpeace riferisce la vicenda di due attivisti, Junichi Sato e Toru Suzuki, che rischiano più di un anno di carcere per aver denunciato la corruzione e il contrabbando di carne del programma giapponese di caccia alle balene.Anche la credibilità della commissione baleniera, ricorda ancora Greenpeace, è in crisi: una recente inchiesta del Sunday Times ha rivelato che il voto dei Paesi più poveri è spesso pilotato dal versamento di somme di denaro concesso da Paesi come il Giappone.

(fonte Ansa)
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