| Anno 10 ° Numero 1 - Febbraio/Marzo
2005
10 anni di “Segui le impronte”
10 anni al servizio della causa animalista. Tra mille difficoltà. Ma ce l’abbiamo fatta e continueremo a mettercela tutta per aggiornarvi sul lavoro che l’Apas porta avanti in Repubblica e sul piano internazionale in difesa dei diritti degli animali, per riflettere sulle tematiche animaliste, per rispondere alle vostre domande. Certo due pagine non sono molte, ma al momento le risorse economiche non ci permettono ampliamenti di sorta. Non ci permettono neppure di raggiungere sempre tutte le famiglie. Ma quello che oggi è un limite è la sfida che vinceremo tra qualche anno.
La pubblicazione del notiziario sul nostro sito www.apasrsm.org è già un passo avanti per raggiungere un sempre maggior numero di lettori. Ma non andrebbe da nessuna parte Segui le Impronte senza il lavoro del gruppo di redazione e dei collaboratori che nonostante i mille impegni non fanno mai mancare il loro prezioso contributo. Grazie a tutti. Grazie a chi, 10 anni fa, ha ideato Segui le impronte. A Sandro Taddei che lo ha diretto per i primi 4 anni. Io ho ripreso da lì. E soprattutto grazie a voi lettori che ci incoraggiate ad andare avanti e a non mollare mai.
Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e ce ne sarebbero da raccontare, ma preferisco non rubare righe al notiziario. Per cui mi ritiro in punta di penna e vi auguro una buona lettura.
Olivia Marani, Direttore responsabile
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Ricordati
dell’Associazione Sammarinese Protezione Animali
quando formulerai la dichiarazione dei redditi
“I loro diritti ci stanno a cuore” questo è il logo che abbiamo scelto a simbolo del nostro impegno in favore degli animali. Siamo certi che lo condividi anche Tu, che anche Tu pensi che gli animali abbiano il diritto di vivere una vita degna, poiché come l’uomo soffrono, provano emozioni e sentimenti, ma anche dolore, disagio, paura. Proprio l’uomo purtroppo è spesso la causa della loro sofferenza, del loro sfruttamento, della loro morte... Ma insieme possiamo fare qualcosa, con una semplice scelta e con un piccolo gesto puoi decidere subito di aiutarli!
Nei prossimi mesi di aprile e maggio si dovrà compilare il modulo per l’imposta generale sui redditi. Al momento della compilazione, personalmente o comunicandolo al tuo commercialista, potrai esprimere nell’apposita casella di devolvere all’ Associazione Sammarinese Protezione Animali il tre per mille delle tasse, che dovrai comunque versare allo Stato (o ad altro Ente). Tanti centesimi messi assieme faranno tanti Euro e questo rappresenterà per noi un grande sostegno economico, come lo è stato fino ad ora e un non meno importante incoraggiamento a proseguire sulla strada intrapresa.
Sapremo convertire il tuo aiuto in: cibo per i 250 ospiti del Rifugio, migliorie strutturali al canile/gattile, legno per cucce e altri materiali, stampa e spedizione del nostro periodico, iniziative culturali, solidarietà ad altre Associazioni che difendono animali di ogni specie in altre parti del mondo.Vogliamo rivolgere la nostra massima gratitudine a tutti coloro che negli scorsi anni hanno scelto l’APAS quale Ente destinatario del tre per mille, consentendoci di ottenere aiuti economici molto sostanziosi, spesi esclusivamente in favore degli animali.
Contiamo anche quest’anno sul Tuo indispensabile aiuto, non farcelo mancare!! [Torna
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L’Apas a Milano
In Italia la battaglia per la modifica della legge sulla vivisezione.
Introdurre a San Marino una legge che la vieti, il prossimo impegno dell’Apas La nostra attività 2005 si è aperta con la prima Conferenza sulla vivisezione (che brutta parola... preferirei non pronunciarla), del 20 gennaio scorso al Teatro Titano, evento che, con sorpresa, ha visto la presenza di quasi un centinaio di persone, a significare il notevole interesse verso questo doloroso quanto controverso argomento. Il 13 febbraio una delegazione del Consiglio Direttivo si è recata a Milano per approfondire la tematica e seguire il seminario sulla presentazione della nuova proposta di legge contro la vivisezione, organizzato dal Dottor Massimo Tettamanti e dalla Dott.ssa Marina Berati, relatrice alla nostra Conferenza del 20 gennaio, con la presenza del Dr. Stefano Cagno, medico-psichiatra e convinto antivivisezionista.
La Proposta di legge n. 5442 sulla vivisezione dal titolo “Norme per la Protezione degli Animali utilizzati per fini scientifici o tecnologici” ha richiesto quasi diciotto mesi di serrato confronto fra “antivivisezionisti” rappresentati appunto dagli esperti citati, purtroppo in netta minoranza, e “vivisezionisti” rappresentati a stragrande maggioranza (!) dall’Industria farmaceutica e dalle Università di ricerca. Si può ben capire come sia stata dura e quasi senza speranza la trattativa per giungere ad una modifica dell’attuale legge vigente sulla vivisezione, la n. 116 che, in vigore dal 1992, ha sostituito la più vergognosa e obsoleta normativa in materia del 1931.
Tale nuova proposta per quanto, a detta degli stessi relatori, non contenga soluzioni definitive a tutela degli animali da laboratorio, inserisce tuttavia alcuni contenuti nuovi o precisazioni sugli articoli esistenti, consentendo, tra le altre cose, di tutelare maggiormente gli animali vittime della sperimentazione in termini di condizioni di impiego e modalità di detenzione prima e dopo l’esperimento, di divieti senza deroghe, di autorizzazioni più complesse per i vivisettori.
Una conquista molto importante, qualora la citata proposta diventasse legge, sarà rappresentata dal fatto che obbligatoriamente gli Istituti di vivisezione dovranno cedere in adozione alle Organizzazioni zoofile che ne facciano richiesta gli animali “dismessi” affinché possano essere riabilitati, e se possibile affidati.
Altri punti molto importanti inseriti ex novo sono: l’abolizione della vivisezione nella didattica universitaria, la tutela anche degli animali OGM e l’istituzione di un Osservatorio scientifico che valuti di volta in volta le ragioni e i metodi delle pratiche di sperimentazione effettuate nei vari laboratori nazionali.
Nel dibattito, nel quale non sono mancate note anche molto critiche sulla nuova proposta di legge, ci siamo inseriti anche noi dell’APAS, precisando che a San Marino non esiste una legge che vieti la vivisezione e che pertanto si rende necessario introdurla, proprio per scoraggiare coloro che avessero interessi in tal senso. Questo infatti sarà il nostro prossimo e imminente impegno e da Milano hanno promesso rinforzi.
Emanuela Stolfi, Presidente [Torna
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Teatro Titano, 20 gennaio 2005
Prima conferenza sulla vivisezione nella Repubblica di San Marino
Una conferenza organizzata dall’Apas per introdurre anche nel nostro Paese
un argomento tanto difficile e controverso, quale è quello della vivisezione.
Di seguito vi proponiamo una sintesi dell’intervento dei due relatori
Intervento 1
Meglio salvare un topo o un bambino?
Il “dilemma” della vivisezione
In realtà con la vivisezione non si salvano né l’uno né l’altro Chi sostiene la vivisezione, per mettere in difficoltà gli antivivisezionisti, pone sempre la domanda “Meglio salvare un topo o un bambino?”. Sicuro che tutti risponderanno “un bambino!”. Ma in realtà con la vivisezione non si salva né l’uno né l’altro: il topo viene di certo ucciso, ma il bambino non ci guadagna nulla, perché gli esperimenti sugli animali non sono di alcuna utilità per il progresso delle medicina.
Chi sostiene la vivisezione molto spesso nega che questa esista: la chiama “sperimentazione animale”, credendo che cambiando nome cambi la sostanza. Ma i dizionari più moderni ci dicono che con “vivisezione” non si intende solo “sezionare da vivo”, ma è incluso qualsiasi esperimento invasivo fatto su un animale in laboratorio, che si tratti di ricerca di base o di test di tossicità.
Gli esperimenti su animali nello studio delle malattie umane, conducono spesso ad un vicolo cieco e ostacolano il progresso della medicina. Infatti, un procedimento che induce artificialmente una patologia su animali sani, per poi tentare di estrapolare i risultati ottenuti agli esseri umani, è necessariamente votato all’insuccesso. Questo perché le reazioni fisiologiche variano enormemente tra le specie e le patologie indotte differiscono notevolmente con quelle che si riscontrano naturalmente nell’uomo.
Per quanto riguarda i test di tossicità, sono oggi obbligatori per legge svariati test su animali per ogni nuovo prodotto chimico immesso sul mercato. Si tratta di test decisamente obsoleti, che risalgono a diversi decenni fa, eppure sono oggi ancora usati.
Questi esperimenti non si possono definire scientifici: ogni specie animale è infatti biologicamente, fisiologicamente, geneticamente, anatomicamente molto diversa dalle altre e le estrapolazioni dei dati tra una specie e l’altra sono impossibili. Un numero sempre crescente di medici non accetta più la validità della vivisezione come dogma e considera antiscientifici gli esperimenti sugli animali.
Per rendersi conto della contraddizione insita nella pratica della sperimentazione animale, basti pensare, ad esempio, che, mentre i tossicologi continuano a sostenere che roditori e uomini sono così simili da permettere l’utilizzo di questi animali per provare le sostanze chimiche che verranno a contatto con l’uomo, i produttori di veleni per topi assicurano che i roditori sono così diversi dall’uomo (e dai suoi animali d’affezione) da offrire la possibilità di preparare veleni altamente specifici, efficaci solo per quegli animali. Questi esperimenti non portano ad alcuna reale conoscenza sugli effetti di una eventuale sostanza da provare (come ad esempio un farmaco), perché animali di specie diverse, come pure di razze diverse o addirittura di ceppi della stessa specie, rispondono in modo diverso ad un dato stimolo. E’ sufficiente dire che il 67% delle risposte dei topi differisce da quelle dei ratti, specie a loro molto simile. E, dunque, se il risultato ottenuto sul topo è diverso da quello ottenuto sul gatto, diverso da quello ottenuto sul cane ed anche da quello ottenuto sul ratto, a chi somiglierà di più l’uomo: al topo, al gatto, al cane o al ratto? La risposta non si può sapere a priori. Solo dopo aver sperimentato sull’uomo si scoprirà, volta per volta, a quale specie e razza egli assomigli di più in quel particolare caso.
Risulta quindi chiaro che la vivisezione è dannosa per l’uomo, per due ragioni principali: si sperimentano direttamente sull’uomo sostanze che non hanno subito alcun vaglio preventivo (dal momento che il risultato della sperimentazione sugli animali non è in alcun modo predittivo per l’uomo) e si corre il rischio di scartare sostanze che potrebbero essere invece di grande aiuto per l’uomo, per il solo fatto che su di una particolare specie sono risultate tossiche.
Ecco alcuni tra i moltissimi esempi di sostanze che hanno effetti opposti sull’uomo e sull’animale: la pecora ed il porcospino possono ingoiare quantità cospicue di arsenico, notoriamente velenoso per l’uomo. La stricnina lascia indifferente la cavia, il pollo e la scimmia in dosi sufficienti ad uccidere un’intera famiglia umana. L’amanita phalloides, fungo velenosissimo di cui pochi grammi sono per noi letali, è del tutto innocua per gatti e conigli. L’insulina provoca malformazioni nelle galline, nei conigli e nei topi, ma non nell’uomo. La stessa penicillina è letale per le cavie da laboratorio (ma fu una enorme fortuna per l’umanità che fosse stata sperimentata sui topi, come dichiarò lo stesso Florey, uno degli scopritori insieme a Fleming).
Questo è il percorso che solitamente seguono le scoperte biomediche: esse nascono da uno studio epidemiologico (ossia dall’osservazione e lo studio statistico di gruppi di persone) oppure da un’osservazione clinica casuale. Poi si cerca di ottenere sugli animali lo stesso fenomeno già riscontrato sull’uomo, sperimentando su varie specie, fino a trovare, di volta in volta, la razza ed il ceppo che diano quella determinata risposta. La scoperta verrà accreditata dalla medicina ufficiale solo dopo che l’esperimento sugli animali è risultato positivo. La vivisezione ha dunque portato gravi danni in tutti quei casi in cui un risultato già noto sull’uomo non è stato considerato valido perché non poteva essere riprodotto su alcun animale: così gli effetti dannosi dell’alcool, del fumo di sigaretta, dell’amianto, del metanolo, etc. non sono stati considerati “provati scientificamente” per moltissimi anni, con grave danno per la salute umana.
Per il singolo cittadino è difficile opporsi alla vivisezione, perché troppe sono le leggi, nazionali e internazionali, che la regolamentano o, addirittura, la rendono obbligatoria. Ma ci sono alcune piccole scelte che ciascuno di noi può compiere nella vita di tutti i giorni per ostacolare la vivisezione:
scegliere di dare le proprie donazioni solo a quelle associazioni per la ricerca medica che non finanziano la vivisezione (AIRC, AISM, 30 ore per la vita e Telethon la finanziano). Informazioni su www.ricercasenzaanimali.org;
scegliere di non usare farmaci quando non è strettamente necessario, e quando sononecessari scegliere i farmaci generici. Informazioni su: www.novivisezione.org/info/generici.htm;
scegliere di comprare shampoo, creme, cosmetici, prodotti per la pulizia della casa di ditte che hanno aderito allo Standard “non testato su animali”. Informazioni su www.consumoconsapevole.org;
scegliere cibi per animali non testati su animali. Informazioni su www.consumoconsapevole.org
Informandosi un minimo, si può davvero contribuire a ostacolare la pratica crudele e antiscientifica della vivisezione. Si possono trovare vari articoli di approfondimento e notizie sempre aggiornate, sul portale italiano dell’antivivisezionismo all’indirizzo www.novivisezione.org
Marina Berati, Coordinatrice del gruppo di lavoro Novivisezione.org,
Consulente del gruppo di lavoro per la revisione della legge 116 sulla vivisezione
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Teatro Titano, 20 gennaio 2005
Prima conferenza sulla vivisezione nella Repubblica di San Marino
Una conferenza organizzata dall’Apas per introdurre anche nel nostro Paese
un argomento tanto difficile e controverso, quale è quello della vivisezione.
Di seguito vi proponiamo una sintesi dell’intervento dei due relatori.
Intervento 2
Progetto “DL4: riscatto dei beagles da laboratorio”
Quando abbiamo preso DL4 oltre il muro di cinta, non aveva nulla del cane,
se non l’apparenza. Assolutamente inerme e assente, privo di vita.
Come se l’anima fosse sospesa o imprigionata nell’eterno e nell’infinito della morte. Poco dopo la sua liberazione, DL4 è scappato. L’abbiamo ritrovato a Bollate, in un tombino. Immobilizzato ad una zampa non poteva uscire e si nascondeva da giorni dietro le grate di una specie di cunicolo aperto in una roggia. DL4, stremato, si è lasciato infine prendere dalle uniche mani di cui non aveva paura, e che già lo avevano preso una volta. Le mie.
A commuovere molti, la sua storia non di cane qualunque, eppure simile a quella di tanti cani perduti per le strade del mondo. Negli occhi di DL4, le strette pareti di un laboratorio farmaceutico e il freddo colore verde dei camici degli sperimentatori. Sulla pelle, la pelle d’oca di chi è sopravvissuto a cose indicibili, oltre I bastioni di Orione, ed è tornato indietro.
Perché, fino al maggio del 1999, DL4 era una cavia da laboratorio. Mentre, oggi, a volte, DL4 si mostra, con timidezza, e, mostrandosi, fa vedere a tutti, al mondo, e al nostro fragile, illuminato movimento antivivisezionista, come sono in fin dei conti, da vicino vicino, questi animali da laboratorio. A cosa possa essere ridotta una creatura vivente per diventare un buon animale da laboratorio. Un buon modello per l’uomo. Inconsistente come un’ombra, fragile come un fantasma. Perché quando abbiamo preso DL4 oltre il muro di cinta, non aveva nulla del cane, se non l’apparenza, assolutamente inerme e assente, privo di vita. L’unico stimolo era dato dal cibo, poi risopraggiungeva il torpore. Come se l’anima fosse chiusa da qualche parte lontana, in un tempo diverso, sospesa o imprigionata nell’eterno e nell’infinito della morte o dell’assenza, o si fosse rifugiata in fondo agli abissi dell’essere sconfinato di quella creatura silente che sembrava a un passo appena dalla morte, un oggetto tremante, e la vita fosse sul punto di abbandonarlo per sempre in ogni momento. Così è DL4, un cane del tutto alla mercé di chi ce l’ha tra le mani. Che non abbaia, non guaisce, non si muove. Come una pietra. Vissuto in asettiche gabbie di metallo con aria artificiale. Senza conoscere il vento, il sole, l’erba, il sapore dei prati e l’esistenza di umani di cui fidarsi e da cui essere amati.
Per saperne di più, per adottare una ex cavia da laboratorio, per accogliere in famiglia un beagle, un gatto, un topo, un ratto, un coniglio sopravvissuti alla vivisezione, per sostenere il progetto di riscatto: www.vitadacani.org, vitadacani@vitadacani.org, ccp 13545264 intestato a Vitadacani via Mazzini 4 20020 Arese (Mi), specificando nella causale “DL4”.
Grazie di cuore. Sara d’Angelo, Presidente Associazione Vitadacani,
Coordinatrice del progetto “DL4: riscatto dei beagles da laboratorio”
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Teatro Titano, 20 gennaio 2005
Prima conferenza sulla vivisezione nella Repubblica di San Marino
Un grazie di cuore
agli sponsor, per aver reso possibile la realizzazione dell’iniziativa: Giunta di Castello di San Marino Città, Giunta di Castello di Faetano, Banca di San Marino, Banca Commerciale Sammarinese, Fondazione San Marino della Cassa di Risparmio Sums;
allo studio grafico Progetto stampa, alla Tipografia Printer, allo studio Fotoedit, a Fior di Verbena per la generosità dimostrata.
Il Consiglio Direttivo [Torna
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Rispondiamo a una nostra iscritta
Gent.mo Alberto Pasquinelli,
sono una vostra iscritta perché credo fermamente al vostro impegno ma soprattutto credo che gli animali sono esseri viventi con una personalità e una dignità da rispettare. È da molto tempo che ho una domanda in testa a cui non sono riuscita a dare una risposta, ma soprattutto nessuno mi ha aiutato ad averla nonostante abbia chiesto.
Penso che il rispetto degli animali non sia fatto solo di cibo e di una cuccia in cui dormire.
La domanda è questa: “Perché i cani da caccia vengono utilizzati per pochi giorni all’anno e poi vengono rinchiusi come bestie feroci in gabbie piccolissime per tutto il resto dell’anno in cui la caccia è chiusa (con mia grande soddisfazione)?”.
Ho fatto più di una denuncia ai vigili perché vedo dei cani da caccia chiusi all’aria aperta in gabbia con qualsiasi intemperie, sia d’inverno che d’estate. Ho visto vigili venire a fare il controllo ma prodigarsi in chiacchiere amichevoli con i “carcerieri”. La situazione è sempre uguale. I cani piangono per la disperazione, li vedo girare intorno alla ciotola del cibo come impazziti, piangere alla vista del padrone che non gli fa neanche una carezza quando gli porta il cibo.
Ho notato che in Repubblica di cani da caccia “incarcerati” ce ne sono molti. Non è possibile risolvere o migliorare queste situazioni? Capisco che il Paese è piccolo e fare qualcosa per questi cani può creare dei problemi interpersonali visto che ci si conosce più o meno tutti! Vorrei una risposta attraverso il periodico “Segui le impronte” e magari un parere anche di persone comuni come me ma con l’amore per gli animali che le accomuna. Grazie per il tempo che mi ha concesso e spero in una sua risposta.
Simona
Gentilissima Simona,
sono io a ringraziare lei per avermi offerto l’opportunità di rispondere pubblicamente alla sua lettera. Condividendo naturalmente ogni sua premessa, quanto solleva è un tema che da sempre sta a cuore alla nostra Associazione. Il benessere degli animali è per noi un obiettivo primario, per il quale lottiamo da molti anni, ma c’è ancora molto da fare. Non bastano infatti le normative in materia per indurre certi cacciatori a tenere come si deve i propri cani, occorre lavorare per cambiare le mentalità, quelle che ancora vedono nella caccia l’esercizio di un diritto; diritto di uccidere a piacimento un essere indifeso e nel cane un complice costretto, da usare quando serve, da gettare quando non va, o da rinchiudere e detenere nel modo più rude possibile. Occorre quindi educare e sensibilizzare il più possibile al rispetto degli animali, dovere che ognuno di noi ha nei confronti di chi non osserva certe regole.
Pretendere l’applicazione delle leggi vigenti è nostro preciso dovere ma ancora più doveroso è indurre al loro rispetto da chi di competenza. Quindi, quando le capiterà di vedere cani tenuti nelle condizioni che descrive, prima cerchi di parlare con il proprietario per mediare un miglioramento della situazione, poi se del caso pretenda l’applicazione delle leggi, senza timore di essere insistente. (Legge 23/04/91 n. 54 Art. 25; Legge 25/07/03 n.101 Art.1. Le trova sul nostro sito all’indirizzo www.apasrsm.org)
Alberto Pasquinelli, Segretario Apas [Torna
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SEGUI LE IMPRONTE
Direttore responsabile
Olivia Marani
Redazione
P.le Taddeo da Montefeltro,12
Tel. 0549 997064
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