Cosa fare e cosa non fare per proteggerli

Più che una specifica legislazione volta alla tutela degli esemplari in sé, sarebbero necessarie norme ben chiare che salvaguardino tutti gli ambienti frequentati dai pipistrelli, in particolare gli habitat di caccia, i vecchi tronchi fessurati, le grotte e le gallerie.
Anche la segnalazione di esemplari, colonie e siti occupati riveste una certa importanza contribuendo alla raccolta di nuovi e utili dati faunistici.

Di massima importanza al fine della protezione dei chirotteri resta comunque una attiva campagna di informazione e sensibilizzazione.

Cosa fare

  • Mantenere un ambiente il più possibile sano e diversificato, incrementando la presenza di siepi naturali, stagni, zone incolte e fossi ricchi di vegetazione; questi ecosistemi sono fondamentali per la sopravvivenza di numerose popolazioni di invertebrati e costituiscono buoni territori di caccia.
  • Se un pipistrello entra volando in una stanza, perché esca è sufficiente aprire la finestra, chiudere le porte e spegnere la luce.
  • Se si trova un piccolo caduto da un rifugio occorre metterlo in una scatola aperta nello stesso punto del ritrovamento (al riparo dai gatti) sperando che la madre lo ritrovi; se ciò non avvenisse bisogna tenerlo al caldo e nutrirlo con tiepido latte proteico per cuccioli di cane.
  • Per favorire la presenza delle specie “di bosco”, il cui ciclo vitale è legato alle cavità dei vecchi tronchi ormai introvabili, è utile posizionare sugli alberi speciali rifugi artificiali (bat-box). Questo tipo di intervento concreto permette anche di poter osservare e studiare gli aspetti eco-etologici di specie poco conosciute e può avere un’alta funzione educativa, facendo ad esempio costruire le cassettine in legno dagli alunni delle scuole, posizionandole poi lungo appositi “sentieri didattici”.

 

 

 

Cosa non fare

  • Non arrecare il minimo disturbo alle colonie, soprattutto durante la riproduzione; in grotte e gallerie evitare i rumori e le scosse, non illuminare i pipistrelli per lungo tempo e non usare fiaccole, candele o lampade a gas ed acetilene i cui fumi sono altamente nocivi.
  • Non cercare di svegliare i pipistrelli durante il letargo; un improvviso aumento del metabolismo farebbe consumare velocemente le riserve di grasso accumulate per superare l’inverno, col rischio di morte degli animali.
  • Non chiudere completamente gli accessi a vecchie cantine, cavità naturali, pozzi e gallerie in disuso; l’accortezza di lasciare sempre piccole aperture, anche nella parte più bassa, consente anche ad altri animali come rospi, tritoni e piccoli mammiferi, di frequentare questi ambienti particolari e poco diffusi.
  • Non utilizzare per ristrutturare solai e soffitte impregnanti e protettivi del legno altamente tossici; i gas che si liberano dal legno trattato ad esempio con sostanze contenenti lindano o pentaclorofenolo sono nocivi e mortali per i pipistrelli ancora dopo molti mesi dal trattamento.
  • Non cercare di allontanare, specie nel periodo riproduttivo (tarda primavera-estate) gli esemplari che molto spesso usano i cassonetti degli avvolgibili delle finestre delle abitazioni; la loro presenza non è per nulla fastidiosa o pericolosa così come non lo sono i loro piccoli escrementi (simili a quelli dei topi) sul davanzale o sul balcone. Se comunque si vuole allontanare questi abili “mangiazanzare” dalle proprie finestre si deve controllare il cassonetto durante l’inverno e chiudere accuratamente tutte le fessure e i fori d’entrata.
  • Non credere alle innumerevoli quanto assurde dicerie e credenze che ancora oggi si raccontano a discredito di questi innocui animali.
 
 

 

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