| |
Dalle vette
alpine alle pareti del Titano:
il picchio muraiolo
Febbraio 2003.
Sul Titano è già tempo di metter su famiglia per la coppia
di pellegrini e come ogni anno si va spesso sul ciglio o alle pendici
del monte per rintracciare l’esatto punto di nidificazione e controllare,
insieme alle guardie del Servizio di Vigilanza Ecologica, che tutto
proceda bene e senza disturbi.
Una
mattina di quelle… fredda, con ancora un po’ di neve ma
tersa, lungo una parete assolata risale a saltelli e brevi svolazzi
un magnifico picchio muraiolo, la “farfalla di roccia” dalle
ali scarlatte che in pochi hanno la fortuna di ammirare, essendo un
tipico abitatore dei biomi alpini dove frequenta le più alte
ed impervie cime rocciose.
E quella parete gli doveva proprio piacere…per farsi rivedere
alla stessa ora nei giorni successivi!
Era un’occasione più unica che rara e così, approfittando
della prima mattinata libera dalle scolaresche in visita al Centro,
muniti di telecamera, cannocchiale applicato alla fotocamera, capanno
mimetico da caccia “convertito” e…tanta pazienza,
ci appostiamo su uno sperone di roccia.
Sarebbero bastati l’orizzonte, l’aria ed il sole in faccia
per farne una buona giornata…ma venne anche il picchio.
Raro
e localizzato, con una distribuzione molto frammentata anche nel suo
principale areale alpino, il picchio muraiolo (Thichodroma muraria)
si rinviene come nidificante in pochissime zone dell’Appennino
centrale.
Generalmente sedentario, compie perlopiù erratismi altitudinali
durante l’inverno; in questo periodo si porta a quote più
basse e ricerca le pareti ben esposte al sole, dove la temperatura elevata
mantiene in attività gli insetti. In questa stagione può
anche capitare di vederlo arrampicarsi sui muri dei vecchi edifici,
come mi capitò di osservare anni addietro dalle finestre del
Liceo in città!
Nessuno sa da dove provengano gli individui che sostano da noi. Potrebbero
scendere dalle lontane Alpi, oppure giungere dai Sibillini, o dal Gran
Sasso e le altre cime abruzzesi dove sicuramente nidificano. La sua
presenza estiva in zone a noi più vicine, come il Monte Catria
e la Gola del Furlo, non è infatti mai stata accertata.
Ad ogni modo, la presenza invernale sulle nostre rupi di questa bella
specie, così come quella del sordone (Prunella collaris), altro
elemento faunistico paleomontano (legato cioè alle zone nivali
delle alte montagne del paleartico), risulta di grande interesse zoogeografico
ed eleva notevolmente la “valenza naturalistica” del nostro
piccolo paese.
Sandro Casali
|